Uniti come nel dopoguerra

Uniti come nel dopoguerra…”. La politica e il coronavirus

di Lisa Bregantin.

In questo vortice di notizie da cui siamo avvolti e travolti dal momento in cui è scattata ufficialmente l’emergenza dovuta al coronavirus, non si ha il tempo di fermarsi a riflettere. E’ una cosa paradossale, chiusi in casa e smaniosi di uscire, annoiati perché non si sa cosa fare, non si ha tempo di riflettere.

In effetti riflettere implica ragionare, soppesare le notizie, elaborare opinioni e non subirle, cosa per cui ormai siamo completamente disabituati. Si condividono idee con un click, si mettono “mi piace” a più non posso, ci si appropria di pensieri altrui senza digerirli fino in fondo, creando un personale pot pourri che sotto il segno del “democratico”, esprime in realtà incoerenza condita da una superficiale benevolenza verso qualunque forma di intervento estemporaneo e non strutturato per tamponare una situazione fuori controllo. In fondo, con la banale scusa che nessuno vorrebbe trovarsi in questi giorni al posto di chi comanda, si giustificano mosse incaute, inadeguate, insufficienti, incomplete. In realtà è in questi momenti che si misura la tempra di un comandante o di un presidente del consiglio, è in questi momenti che si vede il valore delle persone che gli stanno attorno e che lavorano sulle tante derive che una crisi sanitaria di portata mondiale come quella che stiamo vivendo, si misura. Di certo non si può misurare l’efficienza di un governo nel numero delle persone che seguono le dirette facebook in piena notte.

Nell’Italia dei DPCM domenicali, delle bozze che escono ore prima del decreto ufficiali degli annunci spot senza un testo pronto per divenire attuativo, ovvero attuabile, tutto questo rischia di divenire la normalità.

Ma non può essere così. I decreti vanno prima corredati dalle norme attuative, poi firmati, poi emanati. Nel tempo che trascorre da una fase all’altra vanno messe al corrente tutte le forze politiche, ma soprattutto gli enti e gli istituti che devono sovrintendere. Questa è la Repubblica che ride di Badoglio all’8 settembre 1943 e lo accusa!!!!

E’ la Repubblica che, grazie all’ignoranza, accetta la spiegazione fornita a chi chiede la convocazione del Parlamento, che quest’ultimo non è mai stato chiuso. Chiuse sono le menti. Un parlamento può infatti essere chiuso alla fine di una legislatura o per assegnazione dei suoi poteri ad altro organo istituzionale. Questo non è avvenuto, infatti quella che viene giustamente richiesta è la convocazione delle camere per discutere pubblicamente e ufficialmente la pletora di decreti di cui siamo stati inondati. Convocazione e chiusura non sono solo due termini differenti, ma esprimono anche concetti diversi.

La diatriba a suon di umanità che si sta parallelamente consumando è quella sull’economia: “prima la saluta!”, da una parte; “se chiudiamo tutto l’Italia non ripartirà più!”, dall’altra e così via. Entrambi concetti esatti che non esprimo esattamente l’umanità dell’uno e la disumanità dell’altro, quanto piuttosto due verità inscindibili. Inscindibili, perché per tutelare l’una non si può distruggere l’altra e viceversa. Entrambe vanno trattate contemporaneamente senza rimandi, senza esitazione. La salute va tutelata, ma anche il lavoro, che fa parte di quei presupposti tanto amati della nostra Costituzione.

Tanto per essere chiari, se le industrie non producono non ricevono pagamenti e di conseguenza non pagano i dipendenti, lo Stato non può pensare di intervenire spostando le tasse di un soffio, con bonus irrisori e nessun reale sostegno alle imprese di qualsiasi ordine e grado. E non serve un economista per capirlo. Un governo serio lavora su tutti questi tavoli contemporaneamente per il futuro del Paese che governa. Oggi, proprio oggi, non dobbiamo solo essere salvati dal coronavirus, dobbiamo pretendere che venga salvato il futuro nostro e dei nostri figli.

In tutto questo oggi salta alla cronaca qualcosa che doveva essere denunciato da subito, quel decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale che già il 31 gennaio decretava l’emergenza per coronavirus in Italia fino al 31 luglio. Politica, dove sei?

In tutto questo il nostro Presidente della Repubblica lascia fare. Dopo un periodo di interventismo fin troppo spinto sulla vita parlamentare, ora è tragicamente assente se non per invocare l’unità degli italiani come nel dopoguerra…. Caro Presidente, i due momenti di maggiore conflitto e disunità vissuti dal nostro Paese sono proprio quelli relativi ai due dopoguerra.

A voi le riflessioni e i pensieri.

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